La disfatta di un sistema marcio


Come mai i ponti costruiti dal dopo guerra ad oggi crollano??
Nell'era del più sfrenato capitalismo dove i ponti sono composti da cemento e ferro, direi quasi indistruggibili, guarda caso i ponti crollano.....
Oggi giorno nell'era della massima sapienza, dove la gente fa a gara per ottenere una laurea, fa a gara per ottenere un impiego statale, fa a gara per entrare in un'amministrazione di una grande industria, guarda caso i ponti crollano.....
Ingegneri architetti e geometri di questi tempi accumulano ricchezze enormi (ben oltre le propie capacità); il loro compito è di progettare e dirigere piccole o grandi opere pubbliche, di seguire i lavori in corso e verificarne la validità, guarda caso prima o poi queste opere crollano!!!
Muratori, carpentieri e ferraioli di questi tempi sono talmente sottopagati; gente che si consuma la salute lavorando magari dieci ore al giorno in cantieri sottto il sole, nella nebbia o nel freddo, a volte pure sotto la pioggia. Spinti magari da impresari "balordi" ad aumentare la produzione "fare tutto più in fretta" sinonimo di "lavorare peggio, lavorare male".
Queste dignitose figure che in un passato lontano hanno costruito le più grandi opere del passato, sono praticamente scomparse con l'avvento del capitalismo, sostituite da manovalanze di bassa fattura, magari provenienti da altri stati, da altere regioni con culture e metodi di vita diversi. Queste manovalanze oggi giorno sono "super tassate" e lavorano in cantieri pieni di macchinari dannosi sia per una buona qualità del prodotto finale e sia per la salute di queste persone; sovente questo modo di ragionare lascia nei cantieri morti o invalidi, magari schiacciati in qualche fossa scavata da una macchina, oppure qualcuno per la fretta cade da un ponteggio.

Quindi si può affermare che è giusto che i ponti crollino da soli


Con un titolo simile si può affermare che le persone non sono capaci a lavorare; metà della popolazione di uno stato democratico sono impegnate dalla burocrazia, nessuno si è mai domandato a cosa serve la burocrazia?
Ve lo spiego in poche parole, la burocrazia in uno stato democratico serve a mantenere: politici, partiti, sindacati e padroni delle grosse industrie. In aggiunta la burocrazia dello stato mantiene polizie, eserciti "completamente inutili", tutta una serie di aziende o attività statali "per lo più con bilanci in passivo", grandi opere statali "che magari crollano", tutto il reparto scuola "importante è poter studiare!!", la "MUTUA" la più bella invenzione del dopo guerra "peccato che la mutua oggi giorno strangoli economicamente i veri lavoratori del mondo".
Quindi si deduce che metà popolazione di uno stato democratico non lavora in produzione ma si occupa della gestione del resto della popolazione; qui mi viene il primo dubbio, le persone che occupano la burocrazia non hanno mai lavorato in produzione "come cavolo fanno a gestire chi lavora in produzione?????", qualcuno me lo sa spiegare.....
IL secondo dubbio mi viene pensando allo stipendio, una persona che fa parte della burocrazia lavora in ufficio, all'ombra, magari con aria condizionata, sicuramente con riscaldamento nei mesi freddi, normalmente lavora da seduto, non si dà martellate sulle mani, non si sporca il bel vestitino e diciamo può guadagnare "da 10 a 1000" dipende da posizione e grado "come si quantifichi la capacità è incomprensibile".
L'opposto di quanto spiegato sopra rappresenta tutti coloro che lavorano in produzione; generalmente si lavora all'esterno, in un cantiere o nelle campagne, al freddo o sotto il sole bollente, alto tasso di infortunio sul lavoro, nelle fabbriche "le persone vengono considerate veri e propri robot al servizio dei padroni", le fabbriche per lo più sono covi di lavorazioni nocive per la persona, le fabbriche sono portatrici di malattie gravi per le persone. Però lo sipendio di tutte queste cattegorie è molto inferiore di un semplice burocrate, diciano "da 4 a 10".

Con ragionamenti simili non si va da nessuna parte;
Colui che dirige un cantiere "e non ha imparato l'arte del lavoro" può generare solo disastri, le scuole e peggio le università non sono in grado di insegnare "l'arte del lavoro" in quanto gli insegnanti non hanno alcuna nozione di merito a loro basta un buon stipendio per sbraitare cose e pratiche che non hanno mai visto e fatto.
Sembra banale ma nasce da queste poche considerazioni "il ragionamento marcio che va tanto di moda", ci sono bravi muratori e bravi carpentieri che dopo anni e anni di duro lavoro hanno tutte le credenziali per dirigere un cantiere; ma no quando mai questo accade oggi giorno......
La beffa nella beffa, queste capaci persone non solo dovranno sudare fino in fondo "fino alla pensione" ma si vedranno pure scavalcare da giovani ranpanti appenna usciti da una università e messi a dirigere un cantiere.
Giovani ingegneri o geometri messi alla direzione di un cantiere privi di ogni conoscenza tecnica e lavorativa hanno causato i più grossi disastri mondiali, negli ultimi quarant'anni hanno cambiato totalmente le regole del lavoro, hanno senpre più velocizzato l'esecuzione dell'opera, hanno riempito i cantieri di macchinari fracassanti, hanno spinto il personale a muoversi più velocemente, hanno incominciato a dare il lavoro a squadre di cotimisti anzichè assumere buoni operai.
Guarda caso i cotimisti lavorano "tot al metro" quindi più fanno in fretta e più guadagnano, grosse imprese o piccole che siano in questi anni "con metodi simili" hanno incrementato fortemente i loro guadagni, fregandosene totalemente della qualità e durata dei lavori portati a termine.

Cento anni di capitalismo


Sono circa cento anni che si lavora per produrre macchine, nei primi anni del capitalismo si lavorava per produrre armi da guerrra, l'idea era quella di sottomettere tutti i popoli che non producevano in abbondanza macchinari da guerra; guarda caso però gli stati che riuscirono ad armare i più forti e organizzati eserciti "persero la guerra".
Poi verso la fine della guerra spuntò il continente America, un continente all'avanguardia dell'industria militare e commise le più "grandi bestemmie" mai sopportate dal pianeta; in una tragica notte "buttò" due atomiche ai fratelli Giapponesi, senza nessun motivo reale, ma semplicemente per testare la sua potenza, poi in anni successivi costruì la Nato che per settant'anni consecutivi spillò danaro ai popoli che avevano perso la guerra.

Dal dopo guerra ad oggi gli stati innescarono una corsa sfrenata nella costruzione di macchinari, nei primi anni tali macchinari risultarono di buona fattura, erano in grado di ridurre le fatiche umane nelle produzioni. Fin da subito si notò che le fabbriche portavano ricchezza solo ai loro padroni, lasciando nella miseria le masse lavoratrici.
Col passre degli anni i padroni delle fabbriche "impararono bene il loro mestiere", per vendere si doveva prudurre a minor prezzo, allora incominciarono ad assumere ingegneri e laureati, lo scopo di queste assunzioni era l'innovazione "parola astratta" e non solo, ci fu una rincorsa alla matematica che diede come frutto, l'eliminazione di tutte quelle parti considerate non di vitale importanza nella costruzione di una macchina.
Così si assotigliaro le lamiere, si ridussero le saldature un punto quà e uno là, con l'avvento della plastica "la più grande porcheria mai vista sulla terra" diverse parti in metallo furono sostituite con la plastica, si inventarono mototi super leggeri riducendone la durata; così facendo l'industria oggi giorno produce macchinari "cartoccio usa e getta", però la pratica risulta molto utile agli industriali, si mantengono una ricchezza per l'eterno.

La cosa più assurda è che gli industriali si arricchiscono a dismisura, mentre la gente normale di anno in anno guadagna di meno, però "la cosa più ridicola" di questa situazione è una corsa sfrenata da parte della gente comune ad acquistare e volere sempre nuovi prodotti, nuovi modelli e a costo più basso possibile. La massa della gente è vorace di cose nuove spingendo gli industriali a fabbricare sempre nuovi modelli, magari simili ai precedenti, magari di fattura scadente; di questi esempi ne posssiamo rilevare in tutte le produzioni, dalle macchine all'abbigliamento, dalle case ai telefonini e così via.
Una strana moda, si butta quello che si ha, per uno sfrenato nuovo o cambiamento, magari si fanno debiti, magari si fanno sacrifici, magari si fallisce però la moda importa l'obbligo di cambiare. A questo punto non rimane più spazio per un prodotto di qualità, per una costruzione ben fatta in quanto la gente è incapace e incompetente nella valutazione, acquista quello che il mercato offre segliendo i prodotti a più basso costo "di qualità più scadente".
Con un simile ragionamento si rafforza "la pubblicità" dove le industrie piccole o grandi utilizzano ferocemente e sapientemente quest'arma, dichiarando i loro prododotti di ottima fattura e a buon mercato. E fu così che venne distrutta una tecnologia come "internet" nata come metodo di dialogo e comunicazione tra la gente, tutta la gente; oggi giorno internet e completamente asfissiato dalle azziende e dalla politica, siti pieni zeppi di "pubblicità indesiderata" ma "obbligatoria", se vuoi leggere quattro righe di un qualsiasi sito "la devi subire".
La pubblicità è l'arma inventata dal capitalismo per condizionare le masse agli acquisti, da qui una considerazione, si dimostra che colui che acquista non ha alcuna nozione di quel prodotto, quindi "può essere facilmente fregato", in quanto la gente oggi giorno ha perso la capacità per il lavoro manuale, ha perso l'arte del fare, incapace di costruire e di valutare personalmente i propri acquisti.

Capitalismo per pochi


Da una semplice analisi si deduce che il capitalismo produce ricchezza ad uma minima frangia di sostenitori per lo più padroni di grosse azziende, proprietari terrieri, proprietari di risorse naturali, propietari di banche e assicurazioni, divi del cinema e delle televisioni, atleti di fama mondiale.
La gente comune rimane a bocca asciutta e non solo, ma è affascinata da queste persone che accumulano ricchezza. Se non esistesse questa condizione il capitalismo non sarebbe mai esistito, non sarebbe neanche nato.....
Quindi si può dire che il capitalismo è un sistema per pochi, allora andiamo ad additare coloro che in questi ultimi cento anni hanno accumulato ricchezza e "gli buttiamo in faccia" i danni provvocati dalle loro idee. Non solo il captalismo ha rotto un equilibrio che esisteva da millenni, tra poppoli e natura, tra popoli e ambiente animale, ma ha creato i più grossi disastri mai riscontrati prima al pianeta terra.





Introduzione alla programmazione in "Assembler"
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